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John H. Parry - La geografia tolemaica

da : Le grandi scoperte geografiche, Il saggiatore, Milano, 1963.


 

 

Claudio Tolomeo era un egiziano ellenizzato vissuto nel II secolo dell'era cristiana. Al tempo della massima estensione territoriale dell’Impero Romano era logico) sentire l’esigenza di una completa descrizione dell’Impero stesso e della oikoumene di cui esso sembrava la parte più importante. Tolomeo si propose di dare un compendio di tutta la dottrina geografica e cosmografica del suo tempo; fu dunque un compilatore solerte, non un pensatore originale o un vero scopritore. Egli fece tesoro di tutta una serie di opere di geografi, astronomi e matematici greci, parecchi dei quali erano vissuti ad Alessandria, sua città natale. La sua fama riposa su due opere : la Geografia e l’Astronomia, quest’ultima solitamente conosciuta col titolo arabo di Almagesto, il «massimo». Questi due lavori erano tenuti in somma considerazione dagli studiosi arabi, eredi diretti del sapere greco. Essi dedicarono maggiore attenzione all’Almagesto, che era un libro per uomini dotti in quello specifico campo, utile agli scopi esoterici della astrologia anziché a quelli della curiosità scientifica generica, o al compito pratico di trovare le rotte sui mari. Lo studio di quest’opera li condusse in tutt'altra direzione. Qui Tolomeo si attardava a descrivere l’austera bellezza del mondo aristotelico, con le sue sfere concentriche che ruotano intorno alla terra coinvolgendo nel loro moto il sole e le stelle ; aggiungeva anche un ingegnoso ed elaborato sistema di cerchi ed «epicicli» con il quale egli tentava di spiegare il movimento dei pianeti e degli altri corpi celesti in relazione alla terra. Nel XII secolo Gerardo da Cremona, uno studioso appassionato di cultura araba vissuto a Toledo, tradusse l’opera in latino : nel corso del secolo seguente, l’Almagesto fu introdotto nell’Europa occidentale dove i dotti lo accettarono con deferenza, pur capendolo ed onorandolo meno di opere più spiccatamente aristoteliche penetrate in Europa press'a poco alla stessa epoca e con gli stessi intermediari. Il sistema aristotelico-tolemaico, con le sue celesti sfere e i suoi epicicli, rimase - sia pure con alcune varianti - il modello della tipica rappresentazione accademica dell’universo nel secolo XVI, finché Copernico, diffidando della sua eccessiva complessità, ne cominciò) la confutazione.

L’influenza indiretta dell’Almagesto non fu limitata al mondo erudito. Verso la metà del duecento John Holywood, o Sacrobosco, eseguì un sommario della traduzione di Gerardo da Cremona e lo intitolò De sphaera mundi. Il libro di Sacrobosco (un dotto inglese che insegnò a Parigi e che, tra l’atro, compose uno dei primi manuali di aritmetica elementare, di poco posteriore a quello di Leonardo da Pisa) divenne il testo più famoso al riguardo e tale restò per quasi tre secoli. Non si trattava, naturalmente, di un compendio di arte nautica, anche se più tardi esso venne allegato ai manuali di navigazione veri e propri. La sua importanza è dovuta alla larga diffusione che ebbe: se ne conservano più di trenta incunaboli, oltre a parecchie copie manoscritte. Ogni studente universitario dell’epoca doveva certamente conoscere quest’opera che tanto screditò la dottrina dei fondamentalisti: essi erano convinti che la terra fosse piatta, come sosteneva ad esempio Cosma Indicopleuste che per sette secoli aveva esercitato un’enorme influenza sul pensiero geografico, anche se le sue teorie erano state sovente minacciate dappresso. Grazie a Sacrobosco divenne finalmente opinione comune che la terra fosse rotonda.

La Geografia di Tolomeo fece il suo ingresso nel mondo della cultura europea solo più tardi e in modo assai diverso; ed è invero assai strano che un libro tanto famoso rimanesse sconosciuto così a lungo. Edrisi, un arabo nativo di Ceuta, dotato di brillante ingegno, visse alla corte di Ruggero II di Sicilia e vi scrisse il celebre Libro di Ruggero ispirandosi largamente all’opera di Tolomeo; ma siccome l’influenza di Edrisi fu minore di quanto la sua opera meritasse, nessuno cercò di scoprirne le fonti. Il libro di Tolomeo fu tradotto in latino non Dal manoscritto arabo, ma da uno greco, proveniente da Costantinopoli. La traduzione fu eseguita da Jacubus Augelus, discepolo del famoso Crisolora, e completata solo nel 1406 o poco dopo. La sua comparsa costituì uno dei maggiori avvenimenti nella storia dell’evoluzione della geografia.

La parte più importante di quest’opera è costituita da un esauriente dizionario di luoghi, riuniti per regione, ai quali è assegnata la latitudine e la longitudine. (…) La seconda sezione della Geografia di Tolomeo è, infatti, una collezione di mappe, con una mappa mondiale e mappe regionali. Se, per corredare la sua opera, le abbia disegnate proprio Tolomeo, non è cosa facile da stabilire: egli lascia intendere che qualsiasi lettore intelligente potrebbe eseguirne una sulla scorta delle istruzioni da lui fornite. Le carte geografiche che arrivarono in Europa con questa presentazione chiunque ne sia stato l’artefice e da qualsiasi luogo esse provengano, sono effettivamente basate tutte su coordinate e proiezioni tolemaiche. In esse, oltre al Mediterraneo (rappresentato dettagliatamente anche se di forma un po’ allungata), troviamo l’Europa, l’Asia e l’Africa che appare assai vasta e di forma tronca. Ancor più tronca è la forma dell’India, mentre Ceylon risulta assolutamente esagerata nelle proporzioni. All’est dell’India è raffigurata un’altra penisola maggiore, quella del Chersoneso d’Oro e ad est di quest’ultima un grande braccio di mare, il Gran Golfo e, infine, all’estremo est della mappa., il paese di Sinae. Nell’interno dell’Asia sono segnati paesi e sistemi fluviali che non si possono facilmente identificare con luoghi e fiumi effettivamente esistenti. Anche l’Africa è studiata con qualche tentativo di dettaglio e mostra non solo le Montagne della Luna, ma anche le sorgenti lacustri del Nilo e di altri fiumi. Però il Sud Africa è unito alla terra di Sinae e ciò rende l’Oceano Indiano simile a un mare chiuso. Tutto intorno a est e a ovest è segnata la terra ferma, o Terra Incognita.